Peyote

Il peyote è una pianta, appartenente alla famiglia delle Cactacee e al genere delle Lophophore. Cresce in terreni aridi, con pochissimo bisogno d’acqua e nutrimento, a parte grosse quantità di calcio.
Ha una forma globulare, massimo 12 cm di diametro, colore verde azzurro e una peluria lanosa al posto delle spine.
Il peyote contiene nove alcaloidi, ma il principale è la mescalina, dall’1 al 6% del peso del cactus essiccato.

Assunzione
Il metodo più comune è masticare e sputare pezzi di cactus fresco o secco. Molti trovano il sapore piuttosto amaro. Altri lasciano marinare i pezzi in acqua e succo di limone al 30% (o con una compressa di vitamina C). La mescalina si scioglie nel liquido e lo si può bere con effetti simili alla masticazione. Altri sbriciolano i pezzi essiccati per poi farci delle infusioni o mescolare la polvere a succhi di frutta o simili.
E’ sempre meglio ingerire la dose molto lentamente, in due metà, distanziate di circa 45 minuti.
Per un’esperienza completa, servono tra 8 e 16 cactus non inferiori a 5cm di diametro. Nel deserto, la pianta impiega quasi 15 anni a raggiungere queste dimensioni.

Effetti
Nella tradizione indigena si usa il peyote come medicina (aiuto nel parto, trattamento antibiotico, cura di reumatismi, artriti), e in cerimonie religiose e divinatorie.
Gli effetti vanno da una sensazione di euforia fino a intense esperienze visionarie, simili a quelle prodotte dall’LSD. Si presentano due fasi ben distinte: una di sovreccitazione, l’altra di grande tranquillità e rilassamento fisico, durante la quale si manifestano visioni colorate, con percezioni più vivide, suoni che danno effetti cromatici e immagini che sembrano trasformarsi in suoni.
I primi effetti compaiono dopo 2 o 3 ore dall’assunzione, e la loro durata può arrivare a 12 ore.
A livello fisico, dopo mezz’ora dall’assunzione si ha spesso nausea, vomito, a volte diarrea. Dopo circa un’ora, questo malessere scompare. Altri effetti tipici sono la salivazione aumentata, l’irrigidimento del collo e della mandibola. Calma la fame e la sete.

Alcool

Con questo nome si indica solitamente un composto chimico: l’alcol etilico o etanolo, ingrediente fondamentale di bevande fermentate o distillate.

E’ la sostanza più usata nella storia, la più diffusa e anche quella che genera maggiori problemi sociosanitari (insieme al tabacco).

Effetti
E’ un depressore del Sistema Nervoso Centrale che paralizza progressivamente le funzioni del cervello, producendo una condotta disinibita e più emotiva. 

Riduce i riflessi, la coordinazione, le capacità di ragionamento. Non è uno stimolante: può dare un’euforia iniziale proprio perché addormenta, a poco a poco, i centri inibitori del cervello.
Gli effetti variano molto a seconda di diversi fattori: sesso, peso, tempo e modo di assunzione, stato di salute del fegato e altre componenti personali

In generale si riscontrano 3 FASI:

Fase I – Euforia, facilità di relazionarsi, senso di sicurezza, lentezza di riflessi.

Fase II – Lingua impastata, sonnolenza, difficoltà a mantenere l’equilibrio. In certi casi: aggressività, nausea, vomito.

Fase III – Confusione mentale, perdita di coscienza, respirazione rallentata, rilassamento muscolare. In alcuni casi: arresto cardiaco e coma etilico.

Rischi
– L’aggressività incontrollata può farti diventare violento
– Se sei depresso, può aumentare la tristezza
– Il mix con altre sostanze è sempre rischioso: non aumenta gli effetti, ma i danni provocati. Mischiato con ecstasy aumenta la possibilità di un colpo di calore e non solo.
– Negli uomini, riduce l’erezione. Nelle donne, interferisce con la lubrificazione e con l’orgasmo.
– Incidenti stradali
– Danni al fegato, al pancreas e allo stomaco (ulcere, gastriti). In certi casi (cirrosi, epatite), anche mortali.
– Tolleranza (aumentare le dosi per ottenere gli stessi effetti). Questo meccanismo può causare dipendenza, cioè grande difficoltà a interrompere il consumo. La sindrome di astinenza si manifesta con nausea, tremori, ansia.
– Le persone che passano molto tempo a bere, possono sviluppare una dipendenza funzionale, cioè non sono più capaci di lavorare, stare con gli altri, alzarsi da letto se non hanno prima bevuto la loro ‘dose’.

Alcol e guida
Alcuni effetti dell’alcol sull’organismo alterano molte capacità necessarie alla guida:

– Diminuisce la visione laterale
– Rende più imprecisi i movimenti
– Dà sonnolenza
– La vista si adatta peggio ai cambiamenti di luminosità
– I riflessi diminuiscono
– Aumentano i tempi di reazione
– Ci si sente più sicuri
– Diminuisce la capacità di attenzione
– Si sottovalutano i rischi
– Si diventa impazienti e aggressivi

Rispetto alla LEGGE può essere punito e denunciato chi vende bevande alcoliche ai minori di 16 anni o a chi è in evidente stato di ebbrezza. Il limite legale per guidare è :

– Divieto assoluto per i neopatentati (meno di 3 anni di patente)
– 0,5 grammi di alcol in un litro di sangue (alcolemia 0.50). Si calcola che con un tasso alcolico tra 0,5 e 0,9 g/l le probabilità di incidente aumentino di 11 volte. 

Che fare?
Premesso che è molto difficile controllare gli effetti dell’alcol, la cosa migliore è esserne consapevoli.
Il classico caffettino non ha alcun effetto reale sullo stato di ebbrezza. Idem altri rimedi leggendari: il fegato lavora ed è difficile ingannarlo.
Mangiare qualcosa, invece, è senz’altro utile. Aspettare del tempo, anche.
Se si deve guidare, è sempre meglio non bere, evitare comunque superalcolici, limitare moltissimo vino e birra. Prima di salire in macchina con uno che ha bevuto, meglio pensarci due volte!

20-Una ventata di freschezza nel rap italiano

20 è l’album di esordio di Luca D’Orso, meglio conosciuto da tutti col nome di Capo Plaza.

Questo artista nell’ultimo anno è stato più volte in cima alle classifiche di Spotify e spesso ai primi posti tra le tendenze di Youtube.

Prima dell’uscita del progetto pubblica su Youtube il singolo ”Non cambierò mai”

Durante la totalità delle 14 tracce che compongono il disco, il rapper, a più riprese, dichiara la voglia di rivincita e la ”fame” di chi proviene dal ”blocco“ di Salerno, cercando di farsi avanti nella scena italiana attraverso la voglia di emergere all’interno della scena Trap attuale.

Il titolo dell’ album riprende sia il giorno del suo compleanno sia la sua età.

Il ventenne entrò nel mondo dell’urban già anni fa ma con un suono totalmente diverso da quello di oggi. Nel 2013 pubblicò su YouTube Sto giù, un brano in pieno stile boom bap, opposto completamente agli ultimi pezzi e alle canzoni contenute in 20 ma uguali nel mood. L’album presenta valori hip hop come l’affermazione di sé, la determinazione di raggiungere un sogno e la rivalsa ma, da questo punto di vista, non possiamo distinguere una traccia da un’altra in quanto tutte le canzoni si mantengono grosso modo su questo filo.

Infine quindi in questo progetto Capo Plaza ha dato un nuovo modo di interpretare la trap italiana e questo album può essere l’inizio di un percorso di continua crescita e magari in futuro potrà pensare di migliorarsi e diversificarsi fondendo il suo vecchio boom bap con la sua nuova trap.

“ITALIANA”: TORMENTONE ESTIVO 2018

Anche quest’anno ci si chiede quale sia il tormentone dell’estate 2018.

A mio parere, ” Italiana ” è la canzone simbolo di questa estate. Ho chiesto qualche parere ai miei coetanei e queste sono le risposte,  i loro PRO e i loro CONTRO.

 

PRO:

  • è orecchiabile
  • è diffusa perché presente in una famosa pubblicità
  • J-AX e FEDEZ sono famosi e insieme funzionano

 

CONTRO:

  • soliti ritmi e solita musica italiana
  • rime ripetitive, già  sentite tante volte
  • J-AX e FEDEZ sono una coppia ormai noiosa
  • il singolo costa tanto

 

L’articolo è stato fatto da Pagano Luca

La compagnia del cavallo

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Il cavallo domestico (Equus ferus caballus Linnaeus, 1758) è un mammifero di medio-grossa taglia appartenente all’ordine dei Perissodattili.
L’evoluzione del cavallo è cominciata dai 55 ai 45 milioni di anni fa e ha portato dal piccolo Hyracotherium con più dita, al grande animale odierno, a cui rimane un unico dito. L’essere umano ha iniziato ad addomesticare i cavalli più tardi rispetto ad altri animali, attorno al 5.000 a.C. nelle steppe orientali dell’Asia (il tarpan), mentre in Europa lo si iniziò ad addomesticare non prima del III millennio a.C.
I cavalli della specie caballus sono tutti addomesticati, sebbene alcuni di questi vivano allo stato brado come cavalli inselvatichiti, diversi dai cavalli selvaggi che, invece, non sono mai stati addomesticati.

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Uno studio del 2018 dell’Università del Kansas ha rivelato che anche i cavalli di Przewalski, precedentemente ritenuti gli ultimi cavalli selvaggi rimasti, sono in realtà i discendendi inselvatichiti di cavalli che erano già stati addomesticati 5500 anni fa nel nord dell’attuale Kazakistan dal popolo Botai. Il cavallo ha accompagnato e accompagna l’uomo in una notevole varietà di scopi: ricreativi, sportivi, di lavoro e di polizia, bellici, agricoli, ludici e terapeutici. Tutte queste attività hanno generato vari modi di cavalcare e guidare i cavalli usando ogni volta i finimenti più appropriati. L’uomo trae dal cavallo anche carne, latte, ossa, pelle e capelli, nonché estratti di urine e sangue per scopi farmaceutici.
La femmina del cavallo, chiamata giumenta, ha un periodo di gestazione (gravidanza) dei puledri di circa undici mesi, al termine dei quali il piccolo, una volta partorito, riesce a stare in piedi e a correre da solo dopo pochissimo tempo. Solitamente l’addomesticamento avviene dopo i tre anni di vita dell’animale. A cinque anni è completamente adulto, con una prospettiva di vita che si aggira sui 25-30 anni. Il cavallo presenta un’elevata specializzazione morfologica e funzionale all’ambiente degli spazi aperti come le praterie, in particolare ha sviluppato un efficace apparato locomotore e un apparato digerente adatto all’alimentazione con erbe dure integrate con modeste quantità di foglie, ramoscelli, cortecce e radici.
Le oltre trecento razze di cavalli si dividono in base alla corporatura (dolicomorfi, mesomorfi e brachimorfi) e in base al temperamento (a sangue freddo, a sangue caldo e a sangue ardente, come i purosangue). Il tipo brachimorfo comprende i cavalli da tiro (Shire, Vladimir, Gypsy Vanner, ecc.), il tipo dolicomorfo le “razze leggere da sella” (purosangue inglese, arabo, trottatori, ecc.), mentre il tipo mesomorfo comprende le “razze da sella” (inglese e americana, Quarter Horse, trottatori, ecc.
Un cavallo come pochi di voi sanno ha bisogno di

CURA

Cura: la cura del cavallo si basa principalmente su questi strumenti
Striglia: La striglia è una sorta di raspa di forma ovale, che può essere di vari materiali (acciaio, plastica o gomma) e che consente di massaggiare e pulire il mantello del cavallo.
Brusca: la brusca è una spazzola di crine o di setole che si passa sul corpo del cavallo dopo la strigliatura per rendere il pelo lucido.
Bruscone: il bruscone è una spazzola di crine o di setole che si passa sul corpo del cavallo dopo la strigliatura per rendere il pelo lucido.
Spugna: Una spugna morbida e umida serve a pulire gli occhi e le narici del cavallo.
Stecca: La stecca o levasudore serve ad asciugare il cavallo se molto sudato o dopo la doccia. Si fa scorrere su tutto il corpo dall’alto al basso seguendo il verso del pelo.

AFFETTO: Soprattutto dopo una gara, o una corsa sono molto nervosi e bisogna prima di tutto continuare a farlo muovere anche solo passeggiando.Io penso anche che non sei tu a scegliere il cavallo, ma bensì lui a scegliere te.
Il rapporto con il tuo destriero migliora con il tempo, e con una zolletta di zucchero ogni tanto.
A volte basta solo andare a passeggiare e fargli mangiare un pò di erba per farlo contento.

 

 

 

 

 

 

 

Pronti, partenza,clic : il teen bar si mette in posa 

Quando sono nata, la prima cosa che papà ha fatto, dopo essersi asciugato le lacrime, è stata scattare una foto.. Riguardandola, mi viene in mente che con quella vecchia istantanea ingiallita, l’immagine della mia nascita è stata catturata, e chiunque la guardi potrà tornare indietro, per un momento, nel Natale del ’98. Chissà quante persone, quanti ricordi, quante scene del passato sono salvate nelle foto…

PRO APP: Incontro con Officina>15 – Luglio 2016

 

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Vivere nel nostro appennino può essere considerato da molti giovani svantaggioso, perché la zona non offre molte opportunità; invece per alcuni di noi è proprio il territorio che potrebbe fornire l’occasione di esprimere noi stessi e la nostra creatività.

Esempio emblematico di ciò è Officina>15, un’associazione culturale senza scopo di lucro volta alla diffusione della cultura e dell’arte senza nessun confine di carattere e di gusto.

Abbiamo avuto, grazie all’infaticabile Ilaria, il grande piacere di visitare la nuova sede dell’associazione e di conoscere alcuni suoi membri che ci hanno raccontato con grande passione come è nato questo progetto, il suo sviluppo e con quali iniziative sono impegnati nella promozione del territorio.

Pro-App: Visita alla Rocchetta Mattei

“.. mi giunge l’eco di una profonda voce.

È la rocca,e con sé porta il fiero fruscio

delle bandiere di Cesare Mattei,

e il tintinnare delle ampolle del conte..”

La valle del Reno

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Avremmo potuto essere un ordinato elegante gruppo di fanciulle che prendono appunti, fanno domande in modo composto, percorrono i corridoi in fila indiana e non chiacchierano tra loro. Beh, dai, lo siamo state! A parte per la storia degli appunti…o la fila- avanti nessuno fa più la fila indiana -.. e si un po’ di selfie ci sono stati, ma in fondo siamo state brave 🙂

wake me up when naaah

ben tornati amici del Teen!

la pausa estiva è finita……no,non soffermiamoci su questo, è abbastanza penoso lo so. Ma il lato positivo è che siamo tutti belli abbronzati, freschi e carichi per ricominciare assieme.

oggi voglio appunto proporvi un po’ di canzoni energetiche che vi aiutino nelle mattinate di autobus 🙂