RECENSIONE: “LEGEND” di Marie Lu

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“Brave thoughts, but am I ready to follow through on them?”

“Pensieri coraggiosi, ma sarò davvero in grado di metterli in pratica?”

Difficile che tu non sia mai giunto a questo pensiero. Prova a pensare alle situazioni quotidiane: quando ti proponi di studiare 60 pagine di storia in due giorni per aiutare un amico con un esame, o quando immagini come sarebbe prendere le parti di quella ragazza un po’ robusta seduta da sola sull’autobus che viene sempre derisa dagli sbruffoncelli di turno, quando desideri essere l’eroe che riesce ad aiutare il più debole e a sovvertire il sistema ingiusto che lo opprime.

So che l’hai sognato…

So che quando eri bambino non c’era un pomeriggio in cui rinunciavi a sederti sul divano, accendere il televisore e ascoltare le gesta di quelle persone all’apparenza comuni, ma che erano tutt’altro. Osservavi come ipnotizzato le loro gesta eroiche e con che coraggio e forza d’animo erano in grado di compiere certe azioni e piano piano diventavi partecipe del loro mondo, iniziavi a credere nei loro ideali, volevi diventare come loro. Quindi, anche quando spegnevi la tv l’avventura non era mai finita. Infatti facevi volare la fantasia e improvvisamente la tua cameretta si trasformava nel tuo quartier generale, l’orsacchiotto con cui dormivi la notte diventava il tuo braccio destro, il peluche che ti piaceva meno diventava il tuo malvagio antagonista, le camice vecchie di papà o di mamma diventavano parte del tuo costume o di qualche tuo strano travestimento… a quel punto eri l’eroe. Così volavi tra i palazzi, impedivi rapine, salvavi vecchiette da edifici in fiamme, ti innamoravi e lo puoi sapere solo tu quante altre avventure hai ‘vissuto’ tra quelle quattro mura. Ora certamente ti starai chiedendo come faccio a sapere tutti questi intimi e imbarazzanti particolari riguardanti tua infanzia. La risposta è semplice: io sono stata come te e ancora oggi, anche senza peluche e camice vecchie, mi ritrovo ancora ad immedesimarmi nei personaggi che vedo in un film o di cui leggo. Quindi, anche se magari abbiamo compiuto gesta differenti all’interno delle rispettive camerette, io e te siamo simili. Per questo ti chiedo di fidarti di me e se sei disposto a farlo e leggerai il libro di cui sto per parlarti non sarai mai stato così felice di immedesimarti in eroi del calibro di quelli che sono contenuti al suo interno.

Se sei giunto fino a questo punto vuol dire che almeno un pochino sono riuscita ad incuriosirti e che ora vuoi conoscere che cosa può avermi accattivato così tanto da arrivare a scrivere questa recensione. Dunque non induciamo oltre e cominciamo ad immergerci nel mondo di Legend.

È il romanzo di debutto della giovane autrice Marie Lu che lo pubblicò a soli 27 anni. Iniziò l’elaborato mentre frequentava la University of Southern California prendendo ispirazione dal film ‘Les Misérables’. La domanda che la Lu si pose era come quella relazione tra il criminale e l’arguto detective potesse essere trasposta in chiave moderna. Dopo anni e anni di lavori la risposta a quella domanda si concluse con la realizzazione di questo romanzo.

Lo identifichiamo come un romanzo distopico. In quanto tale, l’abilità dell’autrice ci regala un’ambientazione estremamente dettagliata e minuziosa. Un pregio non da poco per questo genere letterario che richiede una cura quasi maniacale di qualsiasi tipo di dettaglio. Su tutti la struttura dello stato in cui si svolgono le vicende e la condizione sociale degli abitanti che viene svelata gradualmente nel corso della lettura. Accorgimento che si rivela astuto poiché permette al lettore di immergersi lentamente nel mondo con lo stesso meccanismo che useresti per entrare in acqua: prima immergi i piedi, poi bagni le gambe, poi il busto… finché non ti ritrovi totalmente sommerso.

Anno 2130. Ti ritrovi parte della popolazione di Los Angeles, città della Repubblica d’America, che è repubblica di nome ma che di fatto si configura più come un regime dittatoriale al cui apice si trova l’Elector Primo; sai che la guerra con le Colonie Occidentali, ribelli per il governo repubblicano, dura ormai da molti anni e ancora non se ne riesce a prospettare la conclusione. Ovviamente però è la popolazione a farne le spese; vive infatti in condizioni vergognose, tra le malattie, i disagi e le prepotenze inflitte dalle forze armate sui più deboli. La società subisce una forte classificazione dal governo: tutti i bambini a dieci anni sono tenuti a sostenere una serie di test che li porteranno a conseguire un punteggio, in base al quale gli verrà assegnata un particolare grado di istruzione, che ne determinerà la loro professione futura. Più il punteggio è alto più il lavoro sarà prestigioso.

Seguiamo le vicende di due personalità che al lettore appaiono opposte e il contrasto viene rafforzato ulteriormente dalla modalità della narrazione che l’autrice ci propone sotto un doppio punto di vista. Quindi se in un capitolo entriamo nei panni del temuto criminale Day che sgattaiola tra i vicoli più sporchi della città, nel capitolo successivo siamo catapultati tra i quartieri delle élite cittadina e seguiamo il progresso del cadetto June all’interno delle forze armate.

Day è “il ragazzo che cammina nella luce”, quindicenne scaltro, furbo, veloce, forte, determinato, ma la Repubblica lo classifica in un’unica maniera: “ricercato”. Foto accompagnate dal suo nome sono su qualsiasi schermo di Los Angeles, ma ritratto su quelle foto c’è sempre una persona diversa; possibili sospettati, ma mai il vero Day, che è “ricercato per aggressione, incendio doloso, furto, distruzione di proprietà militare e intralcio allo sforzo bellico” per il quale la repubblica sarebbe disposta a offrire ben 200.000 banconote unicamente per un’informazione che conduca al suo arresto. Una vera e propria cattiva pubblicità per il governo. Day non si nasconde nell’ombra come qualsiasi altro criminale, ma sbeffeggia le autorità camminando con disinvoltura tra le strade in pieno giorno. Imparerai ad amare Day in ogni sua sfaccettatura, capirai come è giunto a diventare un delinquente, e scoprirai anche le fragilità che lo avvicineranno a te e che potrebbero o meno portare anche ad una svolta nella sua vita.

June è “la ragazza che infrange il muro di cristallo” e anche lei come Day ha quindici anni, ma ricopre una posizione ben diversa all’interno della società. Ha conseguito il pieno punteggio nel Test e questo le ha permesso di frequentare l’università con parecchi anni di anticipo. È considerata il prodigio della repubblica, coperta di onori e gloria e ha il sogno di entrare all’interno dell’esercito come il fratello maggiore. È affascinata dalla figura misteriosa e ineffabile di Day, ma dopo un particolare avvenimento arriverà ad odiarlo e a desiderare intensamente la sua morte e vorrà esserne la causa. June è estremamente arguta e intelligente, rigorosa, calcolatrice, determinata a perseguire i suoi scopi, vista dall’esterno una vera e propria roccia. C’è però una vena di insicurezza che aleggia su di lei nel corso del romanzo. Rimasta sola contro tutti, la corazza che si era creata per sopravvivere in quel mondo ostile, viene sferzata dagli eventi e qualcosa la porterà a titubare.

Caratteristica peculiare dello stile dell’autrice è il fattore realtà. Ogni singolo dettaglio, dai personaggi alle ambientazioni, dai dialoghi alle vicende, è di una realtà disarmante e quasi incute un senso di timore. Concorre a questo lo stile di scrittura semplice, lineare e chiaro che riesce comunque a mantenere in piedi una trama densa rendendola quindi accattivante e fluente. Le scene cariche di pathos ed emozioni sono trattate con così tanta crudezza e schiettezza che sono in grado di farti percepire un peso sul cuore. Le descrizioni come già detto sono estremamente dettagliate e lasciano veramente poco all’immaginazione. Ho amato la descrizione dei sobborghi di Los Angeles e di come l’autrice, con una mossa scaltra, sia riuscita a proporla sia vista dall’occhio di Day, cresciuto tra le strade e abituato a queste ambientazioni sia di June completamente avulsa dal contesto e che, contemporaneamente al lettore, si districa tra questi ambienti.

La premura dell’autrice è andata soprattutto all’introspezione dei personaggi principali prediligendoli ai secondari, scelta che io di solito non condivido, ma in questo caso non riesco a fare a meno di apprezzare. La modalità di narrazione le imponeva una decisione di questo tipo ed è forse anche per questo che i personaggi secondari sono del minimo numero indispensabile affinché la narrazione non risulti superficiale. La Lu cerca comunque di dare loro il maggior spazio possibile tramite le sensazioni e le descrizioni dei nostri protagonisti. Con questa modalità si evita di appesantire in maniera eccessiva il racconto con storie secondarie che non gioverebbero alla narrazione generale, ma andrebbero solo ad intricarla. In questo modo l’autrice crea un perfetto equilibrio tra ambientazione e personaggi che, complice anche il già citato stile di scrittura, rende agevole e piacevole la lettura del romanzo.

Altro merito dell’autrice è quello di non aver anteposto mai il fattore romantico a quello politico, errore nel quale purtroppo incappano molti autori del genere. La Lu non si dimentica mai che il suo romanzo è una distopia e in quanto tale la politica e la società devono esserne il fulcro attorno al quale fa poi ruotare il rapporto che si va ad instaurare tra Day e June e che, proprio perché non è al centro, acquista valore: diventa un po’ come la guarnizione di cioccolato su una torta, non è ciò che regge l’insieme, ma ciò che la rende migliore.

La relazione che si instaura tra i protagonisti è magistrale. La cosa più disarmante, non solo del loro rapporto, ma anche della narrazione in generale è che l’autrice riesce a fare in modo che i due inizialmente appaiano come personalità l’uno l’opposto dell’altra, ma mano a mano che si prosegue con la lettura risultano, con un processo graduale, sempre più simili fino a quando non si può fare a meno di identificare Day con il corrispettivo maschile di June e viceversa. Potrebbero essere la stessa persona se non fossero nati in due posti diversi e da famiglie di diverso rango sociale. Impressiona la facilità con cui li si coglie a fare ragionamenti analoghi, o di come risultino avere le stesse fragilità la stessa diffidenza nei confronti dell’esterno.

Allora concludiamo rispondendo al classico: “perché ti è piaciuto?”

La risposta è talmente semplice da sembrare banale, ma non è mai stata tanto sincera. Mi ha fatto emozionare. Quando vicende e personaggi riescono a smuovere qualcosa dentro di te, quando riescono a farti riflettere, a quel punto puoi affermare che ti hanno lasciato qualcosa di indelebile che porterai con te per sempre. Prima di tutto questo libro mi ha lasciato molta curiosità, ma essendo il primo libro di una trilogia che continua con Prodigy e Champion, questa verrà sicuramente soddisfatta. Ha però totalmente ridimensionato l’idea che io avevo di eroe che non è invincibile, è fragile e può commettere errori o avere paura di commetterli, sostanzialmente qualsiasi eroe è umano. Ho capito, quindi, che tutti possiamo essere eroi nel nostro piccolo, anche se non voliamo tra i palazzi e non salviamo vecchiette da edifici in fiamme; queste sono belle cose da poter immaginare, ma la realtà è ben diversa e si può fare la differenza anche solo con un gesto di conforto nei confronti di un amico un po’ triste. Tutto ciò che aiuta a migliorare la giornata di qualcuno in difficoltà, può essere considerato un atto eroico

Serena Bettocchi

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